Percorso Biografico e Critico 1950-1959
A cura di Attilio Zammarchi
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1950
Nella capitale, insieme all’inseparabile Vittoria, che arricchisce questi incontri della propria allegra finezza intellettuale, frequenta, Mazzacurati, Guttuso, Sanfilippo, Accardi, Mirko, Prampolini, gli ambienti della Scuola Romana, Via Margutta, Piazza del Popolo, la trattoria Menghi in Via Flaminia, la Libreria Age Dor di Dorazio e Perilli in Via del Babuino, tutte occasioni preziosissime di incontri e scambi di idee.
Luogo d’incontro fondamentale, all’ora di pranzo, era appunto la trattoria Menghi, dove gli artisti squattrinati potevano sfamarsi. Era frequentata anche da poeti come Ungaretti, Penna, Balestra, scrittori come Guglielmi, Pirro e anche attori e personaggi del cinema. L’ospitalità verso gli artisti da parte di Ariodante Menghi era proverbiale. Unico obbligo, dopo aver mangiato, sottoporsi al rito di passare alla cassa per segnare su un quaderno il pasto consumato. Su questo punto Ariodante era inflessibile e una volta che Turcato, il cui conto sul quaderno era particolarmente lungo, si allontanò alla chetichella, lo inseguì in bicicletta e solennemente redarguì. L’importante per Menghi non era pagare il conto - diceva spesso agli artisti: mangiate, mangiate, che tanto di là ci sono quelli che pagano anche per voi - ma non sfuggire alle proprie responsabilità.
Episodi, aneddoti curiosi e atmosfere di quei momenti sono gustosamente descritti nel libro L’osteria dei pittori di Ugo Pirro, edito da Sellerio nel maggio 1994.
In quel periodo Brunori scrive un articolo dal titolo significativo: L’imitazione dell’antico non risponde alle esigenze della vita moderna, che esce sul periodico «Umbria Artigiana» a Perugia, il 15 marzo 1950.
In giugno il Ministero dei trasporti bandisce un concorso nazionale per la decorazione della Stazione Termini. È previsto l’utilizzo di ceramica, mosaico e marmo. Brunori è fra i vincitori insieme a Leoncillo e Mazzacurati.
Grazie all’interessamento di Venturi, che lo presenta come nuova promessa dell’arte italiana, ottiene una borsa di studio per Parigi, dove incontra Jean Metzinger, recandosi poi in Costa Azzurra.
In dicembre il Sindacato Nazionale Artisti allestisce, a Roma, la mostra Artisti Perugini presso la Galleria Po in Piazza Buenos Aires. Brunori espone accanto, fra gli altri, a Bacosi, Cerutti, Giacomo e Romeo Mancini, Enzo Rossi. Nel testo di presentazione che gli viene affidato Brunori si fa portavoce della volontà del gruppo di realizzare una pittura contemporanea che elabori un linguaggio pittorico in assoluta sintonia con il presente storico:
Ognuno di noi ha percorso una comune linea di sviluppo, ha avuto un suo periodo scolastico, una ribellione antiscolastica, un incontro con la pittura italiana del novecento o del dopoguerra. Poi, chi prima chi dopo, ci si è orientati verso l’arte francese. Non immuni da picassismo ma ciascuno secondo le proprie possibilità, ci siamo adoperati per adeguarci alla conquista della pittura contemporanea, per portare un ordine storicamente valido nel nostro lavoro, per prendere coscienza del corso delle cose della pittura, per andare avanti.
La mostra ha esito positivo, grazie alle recensioni favorevoli apparse su «L’Unità”, il «Nuovo Corriere», «Il Messaggero» ed «Il Corriere dell’Italia centrale», distinguendosi tra le numerose iniziative di raccordo tra Perugia e Roma a cui collabora, per l’organizzazione, lo stesso Brunori.
Partecipa a:
• Rieti, Mostra d’Arte Contemporanea, giugno-luglio
• Roma e Viareggio, Mostra Concorso per l’Illustrazione del Libro
• Roma, Galleria Po, Artisti Perugini, 7-20 dicembre
1951
In gennaio a Roma si assiste alla formazione del gruppo «Origine», che riunisce gli artisti Colla, Ballocco, Capogrossi, Burri. Nel catalogo della mostra programmatica nella galleria omonima, dichiarano:
Di fronte al percorso storico dell’«astrattismo», avvertito ormai come problema artistico risolto e concluso, sia nel suo atteggiamento di reazione contro ogni figuratività contenutistica, sia come sviluppo secondo una direzione, nel complesso, sempre più orientata verso la compiacenza decorativa e, insomma, in senso manieristico, il gruppo Origine intende rifarsi e riproporsi il punto di partenza moralmente più valido delle esigenze non figurative dell’espressione.
Brunori sviluppa a modo suo tale concetto e nell’invito per la personale che Prampolini gli dedica per l’Art Club nella Galleria il Pincio, istituzione voluta ed amministrata esclusivamente dagli stessi artisti, scrive la frase programmatica cui resterà fedele tutta la vita.
Lo studio del vero esclude qualsiasi forma di imitazione.
Vi espone tra le altre Fiori secchi (1947), Alberi (1949-50), Ritratti (1948-51) e Sedia, cappotto, cappello (1950), ciascuna proposta in varie soluzioni che il pittore indica come stadi. Quest’ultima tela, che rivela lo studio attento della lezione del Neoplasticismo, è quella che maggiormente richiama l’interesse della critica.
In particolare Crispolti nel 1956 su «Commentari», n. 3 la descriverà con queste parole:
... un esercizio progressivo di distacco da ogni legame visivo tanto nella struttura che nel colore, che giunge a perdere persino le belle varietà che offriva il II stato (certi violacei, azzurri e verdi, e una serrata costruzione da far risaltare qualitativamente questa tela fra la tanta pittura post-cubista allora corrente in Italia). Una straordinaria dosatura strutturale rende vitale l’immagine anche nel III stato … la natura vi è sottintesa, e la si sente premere come mentale, aldilà di quel rigido e severo schema in cui l’artista, con paziente elaborazione, è riuscito a ridurla.
Parimenti, l’opera riflette l’attenta meditazione condotta in quegli anni da Brunori sulle conquiste analitiche di matrice cubista. In Fiori secchi si fa tuttavia strada una apertura in favore di una componente di eco più naturalistica e precorritrice di esiti posteriori raggiunta però spingendo, come dirà Cesare Vivaldi nel 1972 nella monografia dedicata a Brunori per i tipi delle Edizioni Mediterranee:
... la scomposizione cubista all’astrazione, frantumando le forme chiuse in tocchi e linee di colore e attingendo di un colpo di quella ritmicità che è la componente fondamentale dell’opera di Brunori.
Ma, come Brunori ricorda a distanza di alcuni decenni, l’inversione di rotta non fu indolore:
Nel ’50-’52 ci fu la mia svolta … Già nel ’47 uscivo con i miei «scherzi», i Fiori secchi, ed ecco nel ’50 Sedia e cappello, di un rigore mentale assurdo, ebbene ci stavo molto stretto. Era un quadro che mi dava un senso di impotenza terribile, ed ecco la svolta che per Prampolini era drammatica. Non avevo più il coraggio di frequentarlo con quella assiduità di prima. Mi intravedeva in Piazza di Spagna, io facevo finta di niente, d’esser distratto, e sentivo gridare: «Fai finta di non vedermi? Brutto traditore monettiano!!!». Infamante accusa per uno che si era dato a un’ala della figuratività … No! Non era vero e non è vero neppure oggi! È vero semmai un altro aspetto: che, sia chiaro, in tutto il mio lavoro non sono mai stato attento all’immagine delle cose … ma alla struttura e ai principi strutturanti, cioè a quello che fa nascere un’immagine. Un esempio potrebbe essere questo: il principio di una linea retta non sono i due punti della sua traiettoria, ma sono un’infinità di punti che, uniti fra loro, danno l’immagine della stessa (appunti di Brunori per un’intervista).
E ancora nella maturità Brunori riconoscerà il suo debito nei confronti dei grandi maestri della stagione rinascimentale, nella fattispecie degli esponenti del cromatismo veneziano, Tiziano in testa a tutti:
Un quadro che mi ha sconvolto letteralmente, modificandomi un po’ tutto, è stato Carlo V° del Tiziano, quando l’ho visto al Prado a Madrid. C’era una sala immensa di quadri del Tiziano che sono la fine del mondo, ma è questo che mi ha colpito. C’erano Adamo ed Eva, che è un Cézanne alla lettera, e quindi doveva colpirmi più quello; tutti i Goya, tutti i Velázquez, dei Raffaello stupendi. E guarda caso, il mezzo cavaliere, mezzo nero - che poi non ha neanche i requisiti di una grande cosa di Tiziano - mi colpisce in maniera diagonale, mi attraversa tutte le mie certezze, le mie grandi cose. Ed è lo stesso quadro che mi ha «predetto» Il grande specchio e tutto quel periodo. Procurando alla mia persona grandi danni materiali e psicologici (appunti di Brunori per un’intervista).
Anche da altri critici contemporanei giungono considerazioni elogiative pubblicate su diversi quotidiani della capitale: «Momento Sera» del 13 marzo, «Paese Sera» del 17 marzo, servizio di Valerio Mariani Bello e Brutto trasmesso dalla RAI il 13 marzo.
Enzo Rossi è fra coloro che recensiscono l’evento su «Mondo Nostro» con un articolo intitolato Il soggetto nella pittura dal vero - Una mostra del giovane pittore Enzo Brunori, pubblicato il 2 febbraio. Per lui, il punto di partenza della pittura di Brunori, che medita sui problemi di Cézanne e Van Gogh, è sempre il vero, anche se in corso d’opera l’immagine descrittiva progressivamente scompare lasciando di sé soltanto una traccia organicamente essenziale.
Alla mostra compaiono anche tre ritratti, soggetto di rado presente nel corpus brunoriano, uno dei quali riconoscibile omaggio alla inseparabile Vittoria. Ne fa menzione anche l’amico Enzo Rossi:
… improvvisamente Brunori fa tre quadri di «ritratto» con la intenzione di far vedere molto bene la figura fino alla precisione della sua assomiglianza. Che accade? Eccoci nella crisi di tutta la pittura moderna. Da una parte gli astrattisti, visto che un quadro può essere bello anche fatto con pure forme pittoriche senza che descrivano oggetti, si staccano dallo studio dal vero per fare una esperienza delle forme pittoriche in sé. Dall’altra per molte ragioni diverse ci si ribella alla scomparsa della descrizione degli oggetti dal quadro e si tenta di riportarceli. (Enzo Rossi, Il soggetto nella pittura dal vero, «Mondo Nostro», 2 febbraio 1951).
Più o meno contemporaneamente, lo storico dell’arte Cesare Brandi pronuncia, nel pamphlet intitolato La fine dell’avanguardia, un caustico j’accuse rivolto all’astrattismo, corrente che fonda le sue radici nella spersonalizzazione del mondo moderno e produce opere «seriali», volte a depauperare l’artista del processo creativo e l’opera di ogni significato plausibile.
La discussione tra figurazione e astrazione raggiunge allora, alte vette polemiche.
Brunori prosegue nelle sue ricerche astratte anche se, per ragioni di sopravvivenza economica, esegue due vetrate a Casale Corte Cerro (Novara) nella Chiesa superiore (rosone) e nella Chiesa inferiore del Getsemani, nelle quali la figurazione è decisamente utilizzata per compiacere il committente.
In questo anno vince una borsa di studio per la Francia che gli consentirà di approfondire la propria formazione.
Partecipa a:
• Roma, Galleria Il Pincio, 59a Mostra dell’Art Club, Brunori, 1-15 marzo
Recensioni:
• Enzo Rossi, Il soggetto nella pittura dal vero, «Mondo Nostro»,
2 febbraio
• Enzo Brunori, «Momento Sera», Roma, 13 marzo
• Valerio Mariani, Bello e Brutto, RAI, 13 marzo
• Enzo Brunori, «Paese Sera», Roma, 17 marzo
• Romeo Mancini, Un gruppo di pittori democratici tra i minatori del Bastardo in lotta, «La Nostra Lotta», 6 aprile
1952
Brunori espone tre tele alla VI mostra annuale collettiva Arte astratta allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna nei mesi di marzo-aprile e organizzata dall’Art Club di Prampolini, mentre a Milano imperversa il Movimento di Arte Concreta e a Parigi si registra l’atto di nascita dell’Informale, sancito dalla pubblicazione di Un art autre di Michel Tapié.
Nel frattempo, a Venezia, sotto l’egida di Lionello Venturi, si propone il «Gruppo degli Otto», il cui debutto alla Biennale avrà luogo l’anno seguente. In maggio esce Otto pittori italiani di Lionello Venturi, che include Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova, nel tentativo di gettare un ponte tra astratti e concreti di varia inclinazione. In aperto contrasto con le cadenze narrative sociali del Neorealismo e con il formalismo asettico degli artisti «concreti», prende corpo così sulle tele dei pittori che vi aderiscono, quella fedeltà al dato naturale - evidente riscoperta compiuta su saggi impressionisti - riletta attraverso la visione architettonica cézanniana e cubista.
Brunori rifiuta, con grande dispiacere di Lionello Venturi, l’invito a fare parte di questo gruppo motivando la ragione di questa scelta nella eccessiva eterogeneità del sodalizio. Questo rigore gli procurerà un danno sul piano della divulgazione. Il «Gruppo degli otto» viene spesso ricordato parlando di quegli anni e Brunori, che ha scelto coraggiosamente la propria avventura solitaria, con orgoglio e coerenza, sarà spesso ingiustamente ignorato. Ad affiancarlo e sostenerlo in questa difficile scelta è l’immancabile Vittoria che, nello stesso periodo, ha visto concludersi ufficialmente la separazione dal conte Lippi Boncambi e rinsalda definitivamente il suo rapporto con il giovane pittore.
Anche per ragioni di necessità, Brunori è nuovamente impegnato nella produzione di arte applicata di carattere religioso, che ora sfocia nella realizzazione di un tabernacolo in pietre dure ed un grande affresco illustrante la vita di Santi e Beati per la medesima chiesa del Getsemani a Casale Corte Cerro, in provincia di Novara. La decorazione murale è caratterizzata, come dirà Mariano Apa nella monografia dedicata a Brunori nel 1988 in occasione della mostra antologica a Perugia e Faenza, da una «geometrizzazione lirico astratta che rende la composizione di pittura ad affresco simile ad una vetrata» (Brunori, Electa Editori Umbri Associati, Perugia, 1988).
Partecipa a:
• Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, VI mostra annuale collettiva dell’Art Club, Arte astratta, 22 marzo-22 aprile
• Roma, Galleria Il Camino, Artisti Contemporanei Italiani e Stranieri, giugno
• Catania, Mostra d’Arte Astratta, organizzata dall’Art Club
1953
A questa data risale la prima serie delle Mimose, ispirata ai cespugli di mimose del giardino di Villa Massimo, e quella degli Alberi, tema in cui appare evidente la ricerca di espressività tonale intesa in un’accezione costruttiva perseguita dall’artista umbro, benché le unità di colore vi risultino ancora assoggettate al tracciato formale di profili e contorni.
Procedono intanto i lavori preparatori per le decorazioni della Stazione Termini compiuti insieme a Leoncillo e Mazzacurati. Su ordinazione del Ministero esegue un pannello a tempera di 6 mq nel padiglione della Mostra dell’Agricoltura e cura la sistemazione del colore nel padiglione dell’architetto Petrucci.
Cura il rivestimento in marmi, vetrate e pala d’altare oltre ad un tabernacolo in pietre dure nella Cappella dell’Istituto Mendel e, completa l’affresco esterno nella Chiesa del Getsemani iniziato l’anno precedente a Casale Corte Cerro.
Si occupa anche di grafica realizzando illustrazioni e capilettera per la «Rivista del Cinematografo», per il «Centro Televisivo Cattolico», ed una xilografia raffigurante Sant’Arcangelo Gabriele.
Partecipa a:
• Roma, Galleria Nazionale Arte Moderna, Arte Astratta italiana e francese
• Milano, Premio S. Fedele
• Valdagno, Premio Marzotto, settembre
• Spoleto, Premio Città di Spoleto (acquisto del quadro)
• Roma, Premio Ministero della Pubblica Istruzione (I° ex-equo)
1954
Alla Biennale di Venezia Brunori non è incluso nella rosa degli artisti invitati ad esporre, ciononostante è ripetutamente chiamato in causa nei dibattiti sviluppatisi parallelamente intorno a surrealismo, realismo e astrattismo. Merita di essere ricordato l’articolo che in quei giorni Lionello Venturi consegna a «La Nuova Stampa» dal titolo Polemica con i critici (13 luglio), per rilevare, non senza un certo sarcasmo, il potenziale interesse delle iniziative incentrate sul surrealismo, in realtà «sepolto» perché non inteso nell’attualità delle sue poetiche, e su Gustave Courbet, artista che rivela tutta la distanza che lo separa dai realisti dell’ultima ora, come aveva ben compreso Brunori che aveva dichiarato:
… amo ancora i mari neri a piena pagina di Courbet, il suo modo tecnico di procedere di un certo periodo, quello di «Buongiorno, monsieur Courbet» o la serie di quadri sulla caccia, tutti chiari, ma eseguiti completamente per piccole tessere e vibrazioni, che alla fine danno una pagina molto unitaria (appunti di Brunori per un intervista).
Venturi conclude decretando il trionfo dell’astratto-concreto, pur senza trascurare di intavolare una aperta polemica con la commissione giudicatrice anche a proposito dell’esclusione di Brunori:
Vari giovani s’incamminano coraggiosamente nella medesima direzione. Citerò Sergio Romiti di Bologna ch’è stato invitato, e Brunori e Rossi di Roma che non sono stati invitati. Un critico italiano dice che imitano gli stranieri, ma a Parigi come a New York essi sono esposti, e le loro opere comperate proprio per la loro originalità. Forse il famoso abisso tra artisti e pubblico diminuisce malgrado i critici cerchino di renderlo più profondo.
In seno alle polemiche, lo scritto di Venturi enuncia con formulazioni dalla logica quasi cartesiana il profondo significato del termine «astratto-concreto»:
Qualche anno fa un critico milanese oggi scomparso sostenne che era assurdo parlare di «astratto-concreto», perché se uno stile è astratto non è concreto, e viceversa. Semplice, vero? Se non che i problemi del gusto sono più sottili e ogni opera d’arte, di ogni epoca e luogo, è assieme astratta e concreta, astratta perché ha uno stile, e concreta perché il suo contenuto dipende dal modo di sentire e di vivere «concreto» dell’artista. Nel nostro secolo cubisti e futuristi hanno riscoperto le possibilità espressive delle forme non rappresentative, possibilità ch’erano state intese in altri tempi ma che dal Rinascimento in poi erano state trascurate. È naturale che i migliori abbiano profittato di quella riscoperta …
Non si pretende che tutti gli aderenti all’astratto-concreto siano grandi artisti. Nessun gusto ha mai prodotto di per sé un artista. Ma se c’è un gusto che profitti della migliore tradizione italiana e straniera del nostro secolo, e risolva secondo la personalità di ciascuno i problemi più vitali della pittura, quello è l’astratto-concreto.
In questo e nei due anni successivi Brunori vede ormai avviata la propria ascesa, attestata dalle prestigiose personali a lui dedicate, a cominciare da quella presso la Galleria Schneider a Roma (2-12 aprile), dove espone con l’amico Enzo Rossi, strappando a Dante Filippucci la definizione di «impressionismo pittorico» su «Il Messaggero», edizione umbra del 23 aprile.
Continua a lavorare alle serie delle Mimose e degli Alberi, affiancate da opere come Sinfonia in verde. Sia Lionello Venturi che Palma Bucarelli, all’epoca Soprintendente alla Galleria d’Arte Moderna, lo annoverano tra i migliori giovani artisti italiani segnalandolo al Ministero della pubblica istruzione per una borsa di studio negli Stati Uniti.
Partecipa a:
• Roma, Galleria Schneider, Brunori e Rossi, 2-12 aprile
• Spoleto, Mostra di Arti Figurative, giugno-luglio
• Macerata, Mostra Nazionale d’Arte astratta
Recensioni:
• Dante Filippucci, L’impressionismo pittorico in Brunori e Rossi,
«Il Messaggero», edizione umbra, 23 aprile
• Lionello Venturi, Polemica con i critici, «La Nuova Stampa», Torino,
3 luglio
• C. Bianchi, «Centro Italia», 16-22 agosto
• Nello Ponente, Tendenze attuali della pittura italiana, «Lo spettatore Italiano», n. 11, novembre
1955
In gennaio lo si trova nella rosa di artisti chiamati ad esporre alla mostra presso la Galleria Schneider a Roma e successivamente alla Galleria La Strozzina di Firenze. Oltre a Brunori, sono presenti Dorazio, Nativi, Perilli, Romiti e Sanfilippo.
Nello Ponente firma la presentazione in catalogo, asserendo a proposito del giovane artista:
Brunori dipinge alberi, ma il fatto naturalistico è trascorso per raggiungere l’ideale costruzione della struttura interna dell’oggetto con un dinamismo formale accentuato dall’espressionismo cromatico.
L’evento espositivo non manca di fomentare un vero e proprio dibattito che richiede l’intervento chiarificatore dello stesso Ponente, il quale sulle pagine di «Letteratura», n. 13 alle pagine 188-189 smentisce l’avvenuta costituzione di un nuovo gruppo, pur confermando l’adesione alla tendenza non figurativa riscontrabile nel percorso intrapreso dagli artisti in questione. Altre recensioni importanti per dimostrare l’interesse anche al di fuori d’Italia escono su «The American News» del 28 gennaio con il titolo, Something in trees, e su «Arts» di marzo con il titolo Dore Ashton Avanguardia.
Quindi, è la volta della mostra Giovani Pittori che si tiene alla Galleria d’Arte Moderna di Roma in aprile, per poi trasferirsi a Bruxelles e Parigi (Brunori ne cura anche la locandina). Accanto ai coetanei Dova, Carmassi, Ajmone, Cremonini, Romiti e Sterpini, Brunori espone le tele Primo sole, Lecci, Sinfonia in verde, Dopo la pioggia e Aprile nel bosco, che strappano a Venturi un lusinghiero paragone pubblicato su «La Stampa» del 21 maggio:
Renoir trova il tono delle sue rose osservando il petto delle sue modelle. E oggi Brunori esprime bene l’energia della sua umanità, inserendo le luci del suo bosco, in un arabesco fantastico.
Sempre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, viene allestita l’esposizione Arte astratta italiana e francese, dietro impulso di Prampolini per l’Art Club. Brunori è tra i pittori invitati a partecipare con il quadro Pittura del 1952, assieme a Vasarely, Herbin, Arp, Poliakoff, Soldati, Magnelli, Colla, Vedova, Crippa, Burri, Reggiani, Mannucci, Accardi, Dorazio e Turcato.
In maggio si inaugura a Madrid nel Palacio del Retiro, nell’ambito della Bienal Hispano-Americano de Arte, la Exposición de Arte Italiano Contemporáneo. Pochi giorni prima Palma Bucarelli, intervistata dal rotocalco spagnolo «Fotos» pronunciava i nomi di Brunori, Capogrossi e Birolli tra i più significativi esponenti dell’arte italiana presenti all’evento. Il catalogo curato da Nello Ponente ha una importante introduzione della stessa Palma Bucarelli.
Brunori è giunto a piena maturità ed autonomia espressiva e nella serie delle Mimose segna il completo affrancamento dei valori cromatici: il colore, nella sua valenza di timbro oppure di tono, si è conquistato legittimità di proposizione espressiva autonoma, capace di rievocare in tutta la sua suggestione l’essenza del dato naturale rivissuto attraverso i sensi e la memoria.
Lo stesso anno esegue una vetrata non figurativa per la chiesa di San Domenico a Siena, offrendo a Venturi lo spunto per un elogio e una polemica apparsi su «L’Espresso» del 30 ottobre:
E mi fermo su una nuova vetrata di Brunori, magnifica, piena di vita reale, anche se non rappresenta né un santo né un albero. Quando si dovette provvedere alla vetrata di Santa Chiara a Napoli, la mia proposta di vetrate a colori non figurative fu rigettata, perché, si diceva, esse sarebbero degne dei bagni pubblici. E oggi purtroppo le vetrate figurative scelte sono lamentevoli. Il problema si ripresenta per la chiesa di San Domenico a Siena. Partigiani della figurazione e dell’astratto si combattono. Poiché i domenicani francesi sono intelligenti in fatto di arte, potrei chiedere ai domenicani di Siena di ascoltare anche il loro parere sulla vetrata di Brunori?
L’inverno è segnato dall’apertura della VII Quadriennale nazionale d’Arte romana. A Brunori è riservato uno spazio nella sala 84: vi presenta i suoi Alberi, Falò a Fiumicino, Boschetto di mimose, insieme a Dorazio e agli esponenti del gruppo «Forma».
È notato da Cesare Brandi che lo distingue dagli ultimi corifei delle tendenze avanguardistiche:
Si deve citare anche Brunori, che, con i suoi tasselli concitati e contrastanti, sembra volere opporsi agli accordi dei colori complementari con le dissonanze del vecchio e insopportabile Nomellini.
Venturi, che su «L’Espresso» parla di «rivoluzione della fantasia» lancia alcune bordate agli oppositori della corrente non figurativa:
Un gruppo di sale nella VII Quadriennale romana, che si è ora aperta al pubblico, esalta coloro che sanno capire la buona pittura, e non sono fuorviati dai soliti pregiudizi … Si dice che i pittori aderenti allo stile astratto-concreto non si distinguano gli uni dagli altri perché ripetono sempre le medesime forme e i medesimi colori … Naturalmente anche tra gli astrattisti e gli astratto-concreti ci sono opere non riuscite; anzi quando ha taciuto in loro la fantasia creatrice non rimane più nulla. I giovani, si sa, mostrano qualche inesperienza tecnica ma hanno come grande compenso l’ispirazione viva. Nel piano superiore è stata allestita un’ampia sala dove si incontrano Ajmone, con uno stile perfettamente realizzato, Brunori e Dorazio, Perilli, Lazzaro e Castello, Gregori e Bernini. Certo, quando si esce dalle sale dei pittori più o meno astratti, e si entra in quelle dei figurativi, si sente che il livello artistico si abbassa (Lionello Venturi, La rivoluzione della fantasia, «L’Espresso», 27 novembre 1955).
Nel mese di dicembre la Galleria La Saletta di Modena gli dedica una personale con presentazione in catalogo di Nello Ponente che consente a Enrichetta Cecchi, su «La Gazzetta dell’Emilia» del 7 dicembre di scrivere un articolo, Tre personali alla Saletta: Brunori, Manzi, Carmassi, e di apprezzare la corposità plastica della pennellata di Brunori:
... seppure evanescente bagliore cromatico, essa poi si fissa in rimandi sintetici a referenti della realtà circostante.
A fine anno si conclude l’avventura di Villa Massimo: gli artisti sono costretti ad andarsene dalla residenza che li aveva ospitati e rientrata in legittimo possesso dell’Ambasciata tedesca. Brunori trova temporaneamente casa e studio presso il villaggio cronisti sulla via Cassia.
Partecipa a:
• Roma, Galleria Schneider, Brunori-Dorazio-Nativi-Perilli-Romiti-Sanfilippo, gennaio
• Roma, Galleria d’Arte moderna, Bruxelles, Palais des Beaux - Arts, Parigi, Musée National d’Art Moderne, Giovani Pittori, aprile
• Roma, Amatori d’Arte per la Libertà della Cultura, aprile-maggio
• Madrid, Palacio del Retiro, Exposición de Arte Italiano Contemporáneo, maggio-giugno
• Spoleto, Premio Città di Spoleto, luglio
• Firenze, Galleria La Strozzina, Brunori-Dorazio-Nativi-Perilli-Moretti-Sanfilippo, settembre
• Venezia, III Premio di Pittura «Esso» (III premio), settembre
• Prato, Salone di Apollo, 60 Maestri del prossimo trentennio, ottobre
• Torino, Palazzo Madama, Pittori d’oggi - Francia-Italia, dicembre
• Firenze, La Cava, Mostra Internazionale all’aperto di Arti Plastiche
• Modena, Galleria La Saletta, dicembre, testo di N. Ponente
• Roma, Galleria d’Arte moderna, Arte astratta italiana e francese
• Francavilla al mare, Premio F. P. Michetti (premio RAI)
• Roma, Palazzo delle Esposizioni, VII Quadriennale nazionale d’Arte
Recensioni e altra bibliografia:
• N. Ponente «Letteratura» n. 13, Roma, gennaio-febbraio, pp. 188-189
• Something in trees, «The American News», 28 gennaio
• Dore Ashton Avanguardia, «Arts», New York, marzo
• V. Guzzi, «Il Tempo», Roma, 15 aprile
• S. Negro, «Il Corriere della Sera», Milano, 16 aprile
• A. Del Guercio, «Il Contemporaneo», Roma, 30 aprile
• G. Ferrater, «Indice de Letras y Artes», n. 80, Madrid, maggio
• F. Bellonzi, Pro e contro la giovane pittura, «La Fiera Letteraria», Roma, 1° maggio
• C. Brandi, «Cronache», Roma, 3 e 31 maggio
• A. Menzio, «Il Mondo», Roma, 15 maggio
• L. Venturi, «La Nuova Stampa», Torino, 21 maggio
• J. De Castro Arines, «Informaciones», Madrid, 21 e 28 maggio
• J. Camon Aznar, «A B C», Madrid, 25 maggio e 7 giugno
• B. Bud, «Il Contemporaneo», Roma, 11 giugno
• Afro, Corpora, Montanarini, Scialoja, Marchiori e Mezio, «Libertà della Cultura», n. 30, Roma, maggio-giugno
• L. Figuerola, «Arriba», Madrid, 2 agosto
• N. Ponente, «Letteratura», n. 15-16, Roma, maggio-agosto, pp. 163-164
• C. Brandi, «Cronache», Roma, 27 settembre
• G. Petit, «Le Meridional la France», 30 settembre e 3 ottobre
• R. Tassi, La pittura dei giovani, «Criteri», n. 3-4, settembre-ottobre e novembre-dicembre
• N. Ponente, «Letteratura», n. 17-18, Roma, settembre-dicembre
• M. Calvesi, Astrattismo e Naturalismo, «Nuova Repubblica», Firenze, 2 ottobre
• M. Innocenti, «Il Taccuino delle Arti», Roma, 3 ottobre
• M. Valsecchi, Maestri con molte riserve, «Il Tempo», Milano, 10 ottobre
• L. Venturi, Una vetrata per San Domenico, «L’Espresso», Roma,
30 ottobre
• L. Venturi, Per ricordare Dante non serve un monumento, «L’Espresso», Roma, 6 novembre e 27 novembre
• R. Giani, Il volto dell’arte italiana, «Il Quotidiano», Roma, 18 novembre
• M. Bernardi, «La Nuova Stampa», Torino, 22 novembre
• G. Ballo, «Avanti», Milano, 22 novembre, pp. 27-29
• P. Ricci, «L’Unità”, Roma, 22, 24, 30 novembre, 16 dicembre
• V. Guzzi, «Il Tempo», Roma, 22 novembre-7 dicembre e 7 febbraio 1956
• R. Carrieri, «Epoca», Milano, 27 novembre e 11 dicembre
• E. Battisti, «Il Popolo» di Milano, 1° dicembre
• E. Cecchi, Tre personali alla Saletta, «La Gazzetta dell’Emilia», Bologna, 7 dicembre
• M. Valsecchi, «Il Tempo», Milano, 8 dicembre
• R. Longhi, «L’Europeo», Milano, 11 dicembre
• G. Picciotti, La decadenza dei miti dell’intimismo naturalistico,
«La Voce Repubblicana», Roma, 16 dicembre
• M. Valsecchi, «L’Illustrazione Italiana», Milano, dicembre e gennaio 1956
• N. Ponente, «Commentari», n. 4, Roma
• P. Dorazio, Fantasia dell’arte nella vita moderna, Polveroni e Quinti Editori, Roma (l’amico rende omaggio a Brunori pubblicando una sua opera accanto a una propria; recensito da Enrico Crispolti su «Il Mulino», n. 50, Bologna, dicembre)
1956
Consacrazione definitiva di Brunori con la mostra personale presso la Galleria La Medusa a Roma.
Maurizio Calvesi nella presentazione in catalogo sottolinea la natura emozionale della ricerca brunoriana:
Quella che Brunori ricerca è la struttura emozionale dell’oggetto. Egli, infatti, istituisce un rapporto diretto (a differenza degli astrattisti) e continuato (a differenza degli astratto-concreti) con le forme naturali, ma supera il processo di ritorno, che va dall’interno verso l’esterno proiettando l’emozione sull’oggetto. Le forme naturali si ridimensionano così in una instabile, dinamica, ma compatta profondità di zone cromatiche. I toni bruni, i blu, i rossi scuri rientrano per far scattare i gialli, i lilla, i rossi più chiari. Gli spazi-colore si premono e si scartano; s’urtano con forza esplosiva e dolcemente si sgranano scagliandosi in profondità, sospingendosi e risalendo per scale elastiche, improvvise, lungo ponteggi sospesi di pieni e di vuoti …
Il 26 febbraio esce su «La Voce Repubblicana» un articolo di Enrico Crispolti a commento dell’esposizione:
Il problema centrale del lavoro di Brunori è di un superamento dello astrattismo antifigurativo in una nuova dimensione naturalistica tuttavia non figurativa. È un tentativo, nella varietà delle soluzioni proposte, comune a tutta la migliore pittura italiana d’oggi. Ma forse nessuno lo ha risolto in modo così pertinente ed insieme con tanta chiarezza ed efficacia, e con così convincenti possibilità di sviluppo. Brunori è un temperamento schiettamente naturalista; il suo contatto con le cose è un’immersione panica, una comunione diretta ed affettiva assai più che visiva con l’intero cosmo, non più nei suoi dettagli oggetto contemplabile dall’esterno, bensì momento della vita interiore del pittore a sua volta tutta legata alla «natura» di cui è parte. Perciò la possibilità di questo incontro, di questa comunione non schermata, di questa partecipazione panica alla vita del cosmo, in un’unica e comune dimensione spirituale.
Sempre ad opera di Crispolti, il quale si accorge che nella ricerca dell’artista è avvenuto uno slittamento dalla dimensione dello stato d’animo e dell’impressione a quella emozionale, ha luogo la prima sistemazione critico-filologica dell’attività di Brunori, ospitata sulla rivista «Commentari» diretta da Mario Salmi e Lionello Venturi.
Nel suo saggio, il critico individua, quali esponenti di rilievo della generazione subentrante alle sperimentazioni astratte del decennio precedente e aperta a soluzioni informali saldamente ancorate a una condizione interiore, Ajmone, Brunori, Carmassi e Romiti, accomunandoli nel
riconoscimento di un avvenuto netto superamento di ogni condizione «astratta», sia formale che ideologica, e d’altra parte di una ricerca perseguita costantemente al di qua del limite di cessione al dilagante «informale» troppo spesso nuova comoda accademia di estetizzanti formalisti come di ingenui pseudonaturalisti.
Anche Lionello Venturi prende posizione in favore di Brunori nelle pagine conclusive del testo La pittura italiana da Caravaggio a Morandi, schierandolo tra i nuovi protagonisti dell’arte italiana di levatura internazionale:
Finita la seconda guerra mondiale la nuova generazione si è affermata compatta nei nomi di Birolli e Afro, di Corpora e Vedova, di Cassinari e di Santomaso, e di altri ancora, sino ai più giovani Brunori e Romiti. Tutti hanno portato la pittura italiana a un livello assai alto, degno della migliore vita artistica internazionale. Ma per dire dei pittori italiani d’oggi, anzi che un capitolo finale, è necessario un libro.
Quindi, è la volta della collettiva Sette pittori romani alla Tartaruga di via del Babuino a Roma, dove Brunori è presentato, assieme a Dorazio, Attardi, Muccini, Perilli, Scarpitta e Vespignani, ancora da Nello Ponente.
Con l’occasione Brunori consegna la seguente dichiarazione di poetica:
Picasso è l’ultimo grande impegno di figurazione degli oggetti. Dopo di lui non v’è altro esempio. Il che non vuol dire che il lavoro sull’immagine (sugli oggetti) sia esaurito, e certo non mancano sforzi in tal senso. Il lavoro sul soggetto - l’artista stesso - ha assunto oggi uno svolgimento ricco di possibilità, ma che al tempo stesso comporta il rischio di ridurre il margine d’indagine ad un puro introspezionismo solipsistico. Un rapporto diretto con gli oggetti che permetta al tempo stesso la massima espansione soggettiva è la via più certa; un rapporto dialettico fra soggetto e oggetto è la via per la quale si può sortire dalla psicosi avanguardista e da tutte le compiacenze di tendenza per giungere a ristabilire un naturale rapporto con il mondo di cui facciamo parte.
È invitato alla XXVIII Biennale di Venezia, ove presenta (p. 120 del catalogo) Dopo la pioggia, Giardino interno e L’albero verde accanto alle opere di Burri, Dorazio, Dova.
Il padiglione americano ospita i grandi nomi dell’Espressionismo astratto e dell’action painting: De Kooning, Pollock, Tobey, Kline.
A Bologna, Renato Birolli, con cui Brunori aveva stabilito una assidua frequentazione, promuove al Circolo della Cultura una sua importante personale. Nella presentazione (riprodotta poi ne «Il Milione. Bollettino della Galleria del Milione», n. 21, novembre-dicembre) egli individua in Brunori l’artista che ha finalmente superato la dibattuta dicotomia tra figurazione e astrazione e lo dice bene nel testo con accenti di grande entusiasmo:
Enzo Brunori ha lavorato alcuni anni nell’interpretazione analitica del Cézanne-primo Cubismo, poi s’è accorto che l’esempio originario non era soltanto d’analisi. Dalla stretta tessitura cromatica s’espande un calore di luce, formante uno spazio indissolubile, senza precedenti nella storia della pittura moderna: un piano caldo, direi appassionato, entro il quale tutte le controversie su natura trovano una grandissima pace. Questo tipo d’espansione luminosa del piano unitario, bene individuato da Brunori, lo allontana oramai definitivamente dallo strutturalismo geometrico; anche la forma s’è messa in espansione, lucente, calda, gialla d’infiniti gialli, verde di tanti verdi, blu di molti sentimenti blu. Sembra quasi voglia sperimentarsi dall’ultima forzosa definizione geometrica, ch’è la finestra del quadro.
La Galleria del Milione a Milano, vetrina influente e punto d’arrivo fondamentale degli sviluppi dell’arte contemporanea da alcuni decenni, gli dedica la prima di quattro mostre personali che aprono a Brunori le porte del collezionismo milanese ed europeo. Oltre alla presentazione di Nello Ponente, in «Il Milione. Bollettino della Galleria del Milione», n. 19, Milano, maggio 1956, vi saranno numerose recensioni: Marco Valsecchi «Il Giorno» del 13 maggio; Franco Russoli su «Settimo Giorno» del 25 e del 26 maggio, G. Ballo su «L’Avanti» del 10 maggio, Mario Lepore su «Corriere d’Informazione» del 18 maggio.
Così scriveva Nello Ponente introducendo Brunori:
L’accostamento di Brunori al motivo non è mai originariamente astratto, cioè esso non è visto e inteso come semplice presunzione di oggetto indipendentemente dalla sua struttura, è, invece, proprio considerato nei suoi giusti valori strutturali e sono gli elementi di uno stile colto e consapevole che lo ripropongono non tanto trasformato, quanto ricreato in una dimensione fantastica. Se dell’oggetto, insomma, viene abolita l’apparenza realistica, ne resta tuttavia l’immanenza e il pittore si impadronisce di esso, potremo dire dall’interno, considera la forza emotiva della sua architettura, lo scompone secondo l’essenzialità delle sue linee e lo individua pittoricamente nell’intensità della rifrazione luminosa spinta all’estremo.
Partecipa a:
• Roma, Galleria La Medusa, Brunori, testo di M. Calvesi, febbraio
• Roma, Galleria La Tartaruga, Sette Pittori Romani, marzo
• Milano, Galleria del Milione, Enzo Brunori, testo di N. Ponente, maggio
• La Spezia, VIII Premio Nazionale di Pittura «Golfo La Spezia», 8 luglio-9 settembre (acquisto del quadro)
• Repubblica di S. Marino, I Premio d’Arte Figurativa del Titano, Palazzo del Turismo, 19 agosto-30 settembre (I premio ex-equo)
• Spoleto, IV Mostra Nazionale di arti figurative, 26 agosto-30 settembre
• Bologna, Circolo della Cultura, Enzo Brunori, novembre
• Venezia, XXVIII Biennale
• Francavilla al mare, Premio F. P. Michetti
Recensioni e altra bibliografia:
• A. Righi, «Comunità”, gennaio, Milano, pp. 66-72
• F. Bellonzi, «XX Siecle», n. 6, Parigi, gennaio
• R. Cipriani, «Lo Spettatore Italiano», Roma, gennaio
• N. Ponente, Le mostre Romane, «Letteratura», Roma, gennaio-aprile
• E. Crispolti, Astratto e Concreto, «Nuova Repubblica», n. 96, Firenze,
5 febbraio
• A. Simplicius, A la Medusa, «L’Ombrello», 26 febbraio
• V. Mariani, Bello e brutto, Trasmissione RAI-TV, 27 febbraio
• F. Arcangeli, «La Biennale», n. 27, Venezia, marzo
• G. Ballo, «L’Avanti», Milano, 10 maggio
• M. Valsecchi, «Il Giorno», Milano, 13 maggio
• M. Lepore, «Corriere d’Informazione», Milano, 18 maggio
• F. Russoli, Birolli e Brunori, «Settimo Giorno», Milano, 25 maggio
• F. Russoli, «Settimo Giorno», Milano, 25 e 26 maggio
• F. Russoli, Incontro con Birolli pittore romantico, «Settimo Giorno», Milano, 26 maggio e 30 giugno, 7 e 14 luglio
• E. Crispolti, Collezione d’arte - L’esempio Cavellini, «Nuova Repubblica», Firenze, 27 maggio
• G. Ballo, «L’Avanti», Milano, 19 giugno
• S. Branzi, «Il Gazzettino», Venezia, 19 giugno
• M. Bernardi, «La Nuova Stampa», Torino, 19 e 26 giugno
• M. De Micheli, «L’Unità”, Milano, 19, 22, 24 giugno e 5 luglio
• L. Carluccio, «Gazzetta del Popolo», Torino, 19 giugno e 4 luglio
• P. C. Santini, «Il Nuovo Corriere», Firenze, 19 giugno, 20 e 29 luglio
• V. Guzzi, «Il Tempo», Roma, 19 giugno e 31 luglio
• G. Nicodemi, «L’Italia», Milano, 21 giugno
• G. C. Cavalli, «Il Resto del Carlino», Bologna, 21 giugno e 26 luglio
• R. Carrieri, «Epoca», Milano, 24 giugno
• F. Arcangeli, «L’Europeo», Roma, 24 giugno, 8 luglio
• M. Lepore, «Visto», Milano, 30 giugno
• L. Venturi, «L’Espresso», Roma, 1° luglio
• G. Kaisserlian, «Il Popolo di Milano», Milano, 4 luglio
• M. Venturoli, L’assegnazione del premio Titano, «Paese Sera», Roma, 4 luglio
• M. Valsecchi, Il Premio «Golfo La Spezia», «Il Giorno», Milano, 10 luglio
• R. Tassi, «Gazzetta di Parma», 2 agosto
• F. B. Terzet, «Lagorà”, La Spezia, 4 e 18 agosto
• A. Dragone, Premio Michetti, «Il Popolo Nuovo», Torino, 7 agosto
• A. Margotti, Premio Michetti, «L’Italia», Milano, 8 agosto
• P. Scarpa, Premio Michetti, «Il Messaggero», Roma, 14 agosto
• D. Zanasi, «Il Resto del Carlino», Bologna, 20 agosto
• M. Valsecchi, «Il Tempo», Milano, 13 settembre
• M. De Micheli, «L’Unità”, Milano, 19 settembre
• M. Valsecchi, Il Primo premio del Titano, «Il Tempo», Milano,
29 settembre
• M. Innocenti, «Il Taccuino delle Arti», Roma, settembre-ottobre
• M. Penelope, «Il Nuovo Titano», San Marino, 1° ottobre
• G. De Virgilio, «Il Meridiano d’Italia», 7 ottobre
• E. Crispolti, Pittura italiana, «Nuova Repubblica», Firenze,
21 e 28 ottobre
• Alain Jouffroy, Enquète sur la jeune peinture, «Preuves», n. 68, Parigi, ottobre, pp. 30-69, (1 riproduzione b/n)
• E. Crispolti, «Provincia», n. 7-8, Brescia, ottobre-novembre
• L. Venturi, La rivoluzione della fantasia, «L’Espresso», Roma,
6 novembre
• M. Venturoli, «La Rassegna», Roma, novembre-dicembre, pp. 3-8
• M. Valsecchi, Quattro giovani, «Il Giorno», Milano, 23 dicembre
• N. Ponente, «Il Milione. Bollettino della Galleria del Milione», n. 21, Milano
• A. Martini, «Letteratura», n. 19, Roma
• G. Marchiori, «Esso Rivista»
• M. Valsecchi, «L’Illustrazione Italiana», Milano
• N. Ponente, «Il Punto», nn. 4, 5, 6 e 8, Roma
• V. Martinelli, «Il Punto», n. 4, Roma
• E. Crispolti, Ajmone-Brunori-Carmassi-Romiti, «Commentari», n. 3,
pp. 185-198 e n. 4, pp. 283-301, Roma
• N. Ponente, Un demi-siecle, «Cahiers d’Art» 30° annèe, Parigi
• G. Urbani, La giovane pittura, «Il Punto», n. 23, Roma
1957
Le occasioni espositive si vanno moltiplicando: a cominciare dalla galleria La Salita a Roma, insieme a Romiti e Ajmone, puntualmente presentati da Crispolti nel catalogo della mostra tenutasi dal 23 maggio all’8 giugno.
Sempre a La Salita, in concomitanza con il VI congresso internazionale dei critici d’arte, Lionello Venturi organizza una rassegna di arte italiana che vede Brunori presente accanto a Cagli, Leoncillo, Lippi, Mannucci, Somaini, Vedova, Birolli, Romiti, Mirko, Colla, Lazzari, Fioroni, Accardi, Scordia, Novelli e Sadun.
Segue la mostra della collezione Cavellini allestita alla Galleria d’Arte Moderna da Palma Bucarelli a Roma in maggio. La stessa Palma Bucarelli e Giovanni Carandente curano il catalogo dal titolo Pittori moderni dalla collezione Cavellini di Brescia, Editalia, Roma.
Poi la grande rassegna Painting in Post-War Italy promossa da Venturi a New York alla Columbia University e successivamente presentata in molte altre città degli USA; altra mostra americana Trends in Watercolors Today al Museo di Brooklyn, dal 9 aprile al 26 maggio 1957, mirante a riassumere le tappe fondamentali dell’arte italiana comprese tra il 1945 e il 1957.
Brunori vola anche oltremanica per figurare alla Marlborough Gallery di Londra nella mostra Between Space and Earth.
Se, negli anni precedenti, Brunori aveva reperito nell’albero l’elemento organico precipuo nel quale l’uomo può ritrovare le ragioni e le radici dell’essere, ora è il mare ad affacciarsi tra i temi che il pittore esplora con grande trasporto emotivo, come attestano, tra gli altri, dipinti quali Onde sugli scogli, Sole sul mare e Mare bleu.
Anche lo stile subisce una svolta, accendendosi di nuovi spunti evocativi: il colore assume cadenze più marcatamente sensoriali, pulsa, vibra di emozione, è corporeo, nonostante l’accentuato carattere informale.
Tra gli artisti della generazione precedente Brunori ravvisa un fondamentale punto di reciproco confronto nella produzione coeva di Renato Birolli allora impegnato a incendiare la griglia formale di impianto postcubista. Passano insieme le vacanze estive alle Cinque Terre nella piccola casa di Birolli dove alle lunghe discussioni teoriche legate all’interesse di Birolli per la pittura di Brunori, testimoniata dalla presentazione in catalogo per la mostra di quest’ultimo a Bologna pochi mesi prima, seguono esercitazioni pratiche comuni con influenze reciproche molto evidenti nelle opere di entrambi di quel periodo. Dove Birolli e Brunori devono arrendersi è nelle partite di scopone che li vede regolarmente sconfitti dalla coppia Vittoria Lippi - Zeno Birolli, allora ragazzino.
Nella tela Scoglio nero si avverte, tuttavia, un ulteriore aspetto della imminente ricerca brunoriana: al quietarsi del ritmo tonale subentra un inedito e serrato colloquiare dei colori complementari, che poi si placa in toni oscuri e misteriosi.
Intanto, sulla rivista «Paragone», la querelle tra realismo e astrazione provoca gli importanti interventi di Renato Guttuso, autore di Del realismo, del presente e d’altro, e dello storico Francesco Arcangeli, che in risposta firma il saggio Una situazione non improbabile, in cui parla de’ il realismo astratto o semiastratto da considerarsi come una sorta di realismo futuro.
Nell’inchiesta condotta da Arturo Schwarz, celatosi sotto lo pseudonimo di Tristan Sauvage, nel volume Pittura del dopoguerra in Italia (1945-1957), Edizioni Schwarz, compare un intervento di Brunori, chiarificatore della poetica dell’artista così come della relazione serrata ed emozionalmente partecipata intrattenuta con la natura che lo circonda:
A me preme non tanto avvertire la presenza delle cose o creare qualcosa che ce ne surroghi appieno non solo la certezza, ma la bellezza, l’appetibilità, in una stabile (anche se non perciò inerte o meno sollecitante) «idea di natura» ... quanto realizzare e consumare la possibilità di una tale compenetrazione nelle cose, di un vivere nelle cose, che è naturalmente un vivere in noi delle cose, un rapporto bruciato in tale immediatezza da divenire partecipazione totale, unità assolutamente inscindibile.
Le opere prodotte in questo torno d’anni, si pensi a Sole sul mare, Scogli al tramonto oppure a Ombre sul lago, testimoniano in quale misura Brunori sia impegnato nel superamento di un astrattismo sterile e fine a se stesso per approdare alla creazione di una natura parallela, emotivamente e sensibilmente conoscibile.
Comincia a dedicarsi all’attività incisoria, realizzando, tra le altre, Furore, Scogliera, Plenilunio, Tempo d’estate, opere in cui il segno riveste un ruolo decisivo penetrando letteralmente all’interno del soggetto o tema prescelto.
Partecipa a:
• New York, Museo di Brooklyn, Trends in Watercolors Today,
9 aprile-26 maggio
• Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Mostra d’arte per gli artisti esuli d’Ungheria, 15 aprile-10 maggio
• Roma, Galleria d’arte moderna, Pittori moderni dalla collezione Cavellini di Brescia, maggio
• Roma, Galleria La Salita, Brunori - Romiti - Ajmone, 23 maggio-8 giugno
• La Spezia, IX Premio Nazionale «Golfo La Spezia», luglio-settembre
• Capri, Galleria La Salita, Artisti d’Oggi, agosto-settembre
• Rimini, Premio «Morgan‘s Paint», agosto-settembre
• Milano, Galleria Montenapoleone, Brunori-Fasce-D’Arena-Giunni, settembre-ottobre
• Berlino, Akademie der Kunste, Italienische Kunst in Jahrundert, settembre-ottobre
• Mosca, Praga e Sofia, Giovane Pittura Italiana, settembre-ottobre
• Lissone, Premio Internazionale Lissone, autunno
• Londra, Marlborough Gallery, Between Space and Earth
• New York, Columbia University, Painting in Post-War Italy
• Torino, Palazzo Madama, V Mostra Pittori d’oggi - Francia-Italia
• Milano, XI Triennale di Milano, Brunori-Chighine-Dova-Romiti
• Perugia, Il Trasimeno muore
Recensioni e altra bibliografia:
• Le mostre, «Il Punto», Roma, 5 gennaio
• M. Azzolini, Vena Intimista, «Il Contemporaneo», Roma, 12 gennaio
• M. Valsecchi, Impazienti i nuovi artisti, «Il Tempo», Milano, 14 febbraio
• G. Ballo, Pittura Italiana dal Futurismo ad oggi, Edizioni Mediterranee, Roma, p. 215
• L. Venturi, La pittura italiana, Volume III, Edizioni Skirà, Geneve
• «Arti Visive», 2a serie, Roma
• P. Dorazio, Recent Italian Painting and its Environment, «The World of Abstract Art», p. 52, edito da The American Abstract Artists, G. Wittenborn, New York
1958
In concomitanza con il ritorno di Brunori con una personale, alla Galleria La Medusa di Roma presentato da Lionello Venturi nel «Notiziario della Galleria La Medusa», n. 5 e recensita da Giacomo Etna su «Il Giornale del Mezzogiorno» del 15 maggio, esce la fondamentale monografia sul pittore umbro di Maurizio Calvesi, con l’introduzione di Venturi e la bibliografia di Nello Ponente, delle Edizioni Mediterranee, Roma 1958, con 12 tavole a colori e 7 in b/n.
Scrive Calvesi:
Qui il colore, con le sue trattenute sbavature di luce, deborda appena da rimarginare i tagli sottili del segno; le tacche del croma, più pittoricamente trattate, si fanno pastose e cedevoli come zolle, nutrite e mature, respiranti. È il passaggio che introduce Brunori nel vivo della sua poetica. L’impianto compositivo, snudato dalla guaina metallica dei segmenti si scioglie e si snoda, si carica di fremiti e di scrosci, s’inspessisce d’affondi, s’anima d’altalene, come con il fiato sospeso, sui tonfi liquidi degli scuri, sugli irradianti trasalimenti epidermici dei chiari.
Nello Ponente su «Notizie» di gennaio (con una tavola a colori) osserva, riferendosi alla produzione degli ultimi due anni:
È proprio la luce più assolata che negli ultimi quadri realizza una maggiore profondità della composizione. Lo spazio non tende più a spezzettarsi sulla superficie, a disporsi in una sequenza orizzontale o verticale, ma si articola nel fondo e l’immagine formale supera la tassellatura geometrica, sfiocca in ricchezza di barbagli. Così l’artista supera il dubbio e risolve il rapporto uomo-natura.
A Perugia esce il saggio La cultura di Enzo Brunori di Dante Filippucci nell’ambito dei Quaderni di critica d’arte editi dall’Accademia di Belle Arti. È un testo cruciale sull’opera di Brunori: orienta in modo nuovo il paradigma di indagine, dalla dicotomia uomo-natura alla relazione uomo-storia, delineandone la dimensione europea:
Il fatto che Brunori senta la pittura come esistenza, ovvero come orizzontalità del reale, in cui il passato ha valore in rapporto alle possibilità di esistere, cioè di agire, è la condizione di un lavoro che supera una situazione di gusto per inserirsi in un dialogo europeo.
Sulla scorta dell’attenzione suscitata dalla monografia di Calvesi, e a conferma della sua affermazione sulla scena artistica nazionale e internazionale, Brunori è invitato alla XXIX Biennale di Venezia, ove presenta il trittico Notte d’Amalfi (in catalogo pp. 69-124, una tavola in b/n). Nelle opere dell’ultimo biennio, da Scogliera assolata ad Aria rovente a Notte d’estate, si fa strada una visione inedita della natura, individuata nelle sue qualità biologiche, come «magma», da vivere e praticare attraverso lo strumento dell’emozione.
Partecipa a:
• Budapest, Giovani Pittori Italiani, gennaio-febbraio
• Le Chaux de Fonds, Musèe de Beaux Arts, Pittori Moderni dalla Collezione Cavellini, gennaio-marzo (già anche Baden Baden, Kunsthalle e Basilea)
• Milano, Giovani Artisti Italiani, «Il Giorno», aprile-maggio
• Copenaghen, Moderne Italiensk Malerei, aprile-maggio
• Roma, Galleria La Medusa, Enzo Brunori, testo di N. Ponente, maggio
• Trieste, Premio Leopoldo Costoris, maggio (III premio)
• Firenze, Premio «Taccuino delle Arti», maggio-giugno
• Losanna, Galleria Ferrero, Jeune Peinture Moderne
• Milano, Galleria Montenapoleone, Li vedremo alla Biennale
• Venezia, XXIX Biennale di Venezia (in catalogo pp. 69-124, tavola in b/n)
Recensioni:
• G. Mazzariol, I giovani, «La Biennale di Venezia», Venezia, gennaio-marzo
• T. Nagy, «Muterum», n. 33, Budapest, marzo
• M. Valsecchi, Dalla conformista Spagna i veri nipoti di Picasso,
«Il Giorno», Milano, aprile-maggio
• «Taccuino delle Arti», n. 30, Roma, maggio (1 riproduzione in b/n)
• G. Etna, Le fughe di Brunori, «Il Giornale del Mezzogiorno»,15 maggio
• M. Venturoli, Mostre a Roma, «Paese Sera», Roma, 16 giugno
• N. Ponente, Enzo Brunori, «Taccuino delle Arti», n. 35, Roma, ottobre
• C. L. Ragghianti, Pittori Contemporanei, «Sele-Arte», n. 38, Firenze, novembre-dicembre, pp. 35-47 (1 riproduzione in b/n)
• N. Ponente, Enzo Brunori, tavola a colori, «Notizie», Torino
• G. Kaisserlian, Enzo Brunori, «Il Taccuino delle Arti», nn. 32-33
• M. Valsecchi, Giovane Pittura Italiana, Edizioni del Milione, Milano (testo critico di N. Ponente, pp. 19-24, con 2 tavole a colori)
• G. A. Cavellini, Arte Astratta, Edizioni della Conchiglia, Milano
(1 riproduzione in b/n)
• G. Breddo, I Pittori Italiani, «Le Arti», nn. 4 e 5, Milano
• E. Crispolti, Enzo Brunori, «Quadrum», n. 5, Bruxelles
• N. Ponente, Brunori, in Saggi e Profili, De Luca, Roma, pp. 145-148
1959
Il 7 febbraio espone alla Galleria Pogliani di Roma presentato da Lionello Venturi, che lo considera ormai il maggior talento della giovane generazione. Numerose recensioni sottolineano l’importanza dell’evento: Marcello Venturoli su «Paese Sera» del 17 e 18 febbraio e su «L’Avanti» del 7 febbraio, Dario Micacchi su «L’Unità” del 10 febbraio e altri.
Dipinge Il Grande specchio, paradigma della coscienza umana primordiale posta di fronte al caos archetipo della materia. Il quadro rivela una crescente preoccupazione di Brunori per le qualità materiche e le cadenze quasi segniche dell’impasto pittorico che preludono ad una fase più dichiaratamente informale dell’artista, destinata a protrarsi per tutti i primi anni sessanta.
Per l’architetto Giovanni Michelucci, la tela Il Grande specchio risulta essere paradigmatica della funzione sociale della sua arte:
Ho visto, di Brunori, un grande ovale che s’intitola Il Grande specchio e mi sono domandato: quale speranza nuova ha in sé questo uomo; quali strade ha percorso e quali uomini ha incontrato in questi giorni per riconquistare o confermare questa certezza nel bene e nel bello? Chi dipinge così come fa Brunori, deve credere fermamente ad una funzione e missione sua e della sua opera fra gli uomini; deve avvertire la responsabilità di ogni suo atto.
Per molti il dipingere non sembra avere altro ufficio che quello di fermare e trasmettere una sensazione, un momento, uno stato d’animo. Brunori non si accontenta di questo: egli vuole portare alle estreme conseguenze ogni suggerimento, per sollecitare un dialogo, egli vuole servirsi dei mezzi e delle qualità di cui dispone per stabilire i termini di un impegno da uomo a uomo; impegno che può richiedere rinunce e sconforti senza fine; che può portare all’isolamento ed alla solitudine a tutto, meno che al non credere in una possibilità vicina o lontana d’intesa.
Questa, del Brunori, è una pittura con la quale l’architettura che prediligo può e deve collaborare. Ogni suo dipinto è una sorgente che può dilagare su grandi superfici: è l’inizio di un discorso che può diventare «coro». Ed è questa una qualità che si confà ad una architettura non conformistica, non regolata da riga a T e da «interessi» o da un «gusto», ma che è concepita come spazio e come linguaggio intesi ad inserirsi nella vita di ogni giorno per divenire naturale elemento di confidenza per la popolazione.
È presentato da Franco Russoli sul catalogo della VIII Quadriennale al Palazzo delle Esposizioni di Roma (pp. 17-18 del catalogo). Il critico evidenzia il carattere ideale della sua pittura:
Ed ecco la sua materia cromatica tendersi in zone dense, vive di una qualità luminosa, interiore, affiorante, limpida e su di esse sfrangiarsi il tocco morbido di altri toni di luce, o incidersi e incresparsi il segno di un profilo captato alle forme dell’apparente. Si crea così un paesaggio ideale eppure sempre corrispondente agli elementi reali sia del dato esterno sia della situazione psicologica e morale dell’artista. Ritroviamo, in queste armonie formali e cromatiche, la memoria di nostri incanti, la suggestione di luoghi e di momenti. Ora poi Brunori ha «calmato» le sue composizioni, le muove in ritmi più distesi e sereni, lasciando che il vibrante fremito della sensibilità e della sensualità si riveli sotto pelle, nel trascolorare di luci in profondità, nel lampo di riflessi che la serena armonia dell’immagine riassorbe. Ed è questa sintesi vitale di ordine e di imprevisto, questo accordo tra momentaneo e assoluto, che dimostra la maturità dell’artista.
L’anno si chiude con il debutto oltreoceano con una personale alla Kleemann Gallery a New York, organizzata su iniziativa di Lionello Venturi, autore del saggio introduttivo:
Fra i giovani pittori degli ultimi cinque anni, Enzo Brunori occupa un posto particolare. Nonostante la sua giovane età egli è un pittore maturo. Cinque anni fa egli imprigionava i suoi colori, già vivi e ricchi, dentro una cornice di costruzione idealistica, più o meno di struttura geometrica, ostacolante il libero sviluppo della sua composizione. Più tardi i suoi colori abbandonarono ogni schema come un fiume in piena che irrompe sull’intera opera e trova nella nuova libertà un sentimento d’intensa, sonora armonia. In questo momento il suo lavoro raggiunge le più grandi dimensioni possibili di espansione creativa e di orgiastico godimento. In questi ultimi mesi è apparso un leggero cambiamento di direzione. Brunori è tornato a dipingere piccoli quadri nei quali ottiene una migliore concentrazione di effetti. Inoltre un nuovo bisogno strutturale si affaccia non più proveniente dall’esterno né dallo schema geometrico, bensì rappresenta un maggior adattamento del colore immaginativo. Si vedono nuova meditazione e riflessione. La sua ingenuità, l’ottimismo, la sensibilità morale e la gioia del colore non sono meno efficaci, ma invece più esaltati in questa struttura e concentrazione.
Partecipa a:
• Roma, Galleria Pogliani, Enzo Brunori, testo di L. Venturi, 7 febbraio
• Einlandung, Moderne Italianer, aprile-maggio
• Firenze, Galleria la Strozzina, Livorno, La Collezione Minima di Zavattini, maggio
• Vienna, Giovani Pittori Italiani, agosto
• Perugia, III Premio Perugia, settembre
• Parigi, Musèe d’Art Moderne, II Biennale d’Art de Paris, ottobre
• New York, Galleria Kleemann, Brunori, testo di L. Venturi, dicembre
• Roma, Palazzo delle Esposizioni, VIII Quadriennale nazionale d’arte, testo di F. Russoli
• Los Angeles, New Names in Italian Painting
• Roma, La Medusa, Due Mesi d’Arte Grafica
• Charleroi, Dijon, Lyon, Saint-Etienne, Du Futurisme à nos jours: dalla Biennale di Venezia ai Musei di Blois, testo di G. A. Dell’Acqua
• Dallas, Londra, Francoforte, Napoli, Ditta Scassa di Asti, esposizione di tappeti (cartoni realizzati da Brunori)
Recensioni:
• M. Venturoli, Brunori alla Pogliani di Roma, «L’Avanti», Roma,
7 febbraio
• D. Micacchi, Brunori, «L’Unità”, Roma, 10 febbraio
• M. Venturoli, Enzo Brunori da Pogliani, «Paese Sera», Roma,
16 gennaio e 17-18 febbraio
• G. Perocco, La Pittura Italiana Contemporanea, «Taccuino delle Arti», n. 40, Roma, marzo
• F. Russoli, Enzo Brunori, «This week in Rome», Roma, 27 marzo
• F. Russoli, Note su Enzo Brunori, «Notiziario della Galleria La Medusa», Roma, maggio
• A. M. Marchesini, Per un bilancio della stagione artistica romana, «Taccuino delle Arti», n. 44, Roma, luglio
• «Taccuino delle Arti», n. 47, Roma, ottobre (1 riproduzione in b/n)
• I. Gardener, Un’altra infanzia, Edizioni Libreria Antiquaria Palmaverde (realizza un’incisione, tiratura 1/70 Arti Grafiche Tamari di Bologna)
• G. C. Argan - N. Ponente, L’Arte dopo il 1945, Edizioni del Saggiatore, Milano, (tavola I in b/n)
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