Percorso Biografico e Critico 1924-1949
A cura di Attilio Zammarchi
1924
Nasce a Perugia il 14 luglio. Il padre svolgeva compiti di controllo nelle coltivazioni di tabacco tipiche della valle tiberina e la madre, cui Brunori era particolarmente affezionato, accudiva i due figli e la modesta casa con annesso l’orto, alla periferia di Perugia.
1938 - 1943
Frequenta l’Istituto d’Arte della sua città natale. Fra i docenti che lo seguono, si annoverano Luppatelli, Giancarli e Domenico Caputi, il cui insegnamento reca evidenti tracce della formazione coloristica della Scuola Romana. All’apprendimento in aula, il ragazzo alterna la frequentazione della Biblioteca della scuola, ove perfeziona la conoscenza di tecniche, artisti e movimenti consultando le monografie dei classici dell’arte e i trattati di pittura da Cellini a Leonardo.
Il giovane Enzo viene però espulso dall’Istituto per un episodio di indisciplina, verosimilmente dovuto alla indomita esuberanza e insofferenza nei confronti delle regole imposte, che già allora lo contraddistinguono.
Come scriverà alcuni anni più tardi il critico Nello Ponente, è un ragazzo vivace e irrequieto
... capace di sovreccitarsi nel male e nel bene, capace di grandi generosità e di astii profondi, caratteri che è facile scoprire ancora oggi nella sua personalità pur se essa è diventata più complessa.
A Perugia si avverte ancora forte l’ascendente futurista di Gerardo Dottori che Brunori conosce e la cui frequentazione risulterà fondamentale al giovane artista per acquisire una propria coscienza pittorica. L’anziano aeropittore ne intuisce il talento e in quanto titolare della cattedra di Pittura si occupa della sua ammissione ai corsi dell’Accademia di Belle Arti di Perugia.
Più tardi Brunori ricorderà:
... mio maestro è stato Gerardo Dottori … Egli fu per me un insegnante di vita, un esempio di comportamento … come maestro si distingueva dagli insegnanti del tempo perché si rifiutava di insegnarci qualcosa, egli aiutava la nostra libertà; non diceva hai sbagliato, ma voleva la nostra libera crescita.
Anche il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Bottai, durante una visita in città, apprezza la qualità del suo lavoro offrendogli di proseguire gli studi a Roma, invito che tuttavia Brunori per il momento declina.
1945
L’educazione esistenziale di Brunori si arricchisce, fra le tante, dell’amicizia di Enzo Rossi, incontrato all’indomani della conclusione della guerra e suo insegnante di prospettiva nell’Istituto d’Arte. Sono entrambi frequentatori delle «Settimane della Cultura», organizzate su iniziativa del Partito Comunista Italiano. Ad esse aderiscono personaggi di notevole levatura del panorama politico e culturale dell’epoca, da Sibilla Aleramo a Natalino Sapegno, da Raffaele De Grada al conterraneo Leoncillo. È in questa circostanza che conosce Vittoria, sorella di Enzo Rossi, sposata con il conte Lippi Boncambi, con la quale Brunori condividerà poi lunghi e intensi anni di esperienze sia in ambito artistico che esistenziale.
Altri contatti, come l’incontro con padre Smeraldo nella chiesa di San Domenico a Perugia, sollecitano nel giovane artista una meditazione quasi francescana sulla sacralità del reale e del dato naturale, peraltro insita nella tradizione umbra, da cui deriverà in seguito anche la propensione alla decorazione d’arredo religioso.
Si approfondisce la frequentazione e la devota amicizia di Brunori verso Dottori: ne frequenta la casa, riceve in prestito libri preziosi per la sua formazione, lo segue in alcune sedute di pittura all’aria aperta. La guerra era appena finita, mancava ogni cosa e la famiglia Brunori viveva modestamente, tanto che il giovane pittore faticava a procurarsi matite e colori. Insieme ad un amico aveva iniziato a produrre in proprio delle tempere alla caseina usando mattoni macinati ed altre pietre con qualche prezioso uovo delle galline materne che finiva in queste poltiglie colorate. Vista la situazione, un giorno Dottori gli regalò una scatola di pastelli e gessetti che Brunori conservò gelosamente per tutta la vita e che ora si trova nel museo a lui dedicato, a Monticino in Romagna.
Quell’anno compie un primo e fugace viaggio a Roma in autunno. Visita la Galleria La Cometa e qui avverte, irresistibile, l’ascendente del tonalismo della Scuola Romana.
1946
Vittoria Lippi inaugura la Galleria Nuova della Unione delle Arti in via Mazzini a Perugia con una mostra dedicata a Mario Mafai.
Nel corso dello stesso anno Brunori vi tiene la sua prima personale (28 novembre-20 dicembre), introdotto nel dibattito artistico cittadino da Domenico Caputi, che così delinea l’evoluzione del giovane pittore:
Da quel certo tonalismo che ricorda la prima maniera della scuola romana (vedi i due Autoritratti) il Brunori bruciando tappa su tappa con esuberanze giovanili si muove alla conquista di orizzonti più aderenti alla propria spiritualità. È un continuo ricercarsi. Lungo il cammino troviamo tre teste d’immediata risoluzione dove la psicologia del soggetto, alla maniera dei romantici, si realizza in un felice espressionismo pittorico. Troviamo ancor quattro o cinque personaggi (due ricordano un po’ troppo Pirandello) tre dei quali ci convincono soprattutto per l’impianto pittorico. Larghe zone di verdi nelle varie gamme, incastonati da bruni e terre rosse, si rincorrono fra loro a guisa di nubi; a metà del quadro, orizzontali, un bianco, cadmio rosso, azzurri e terre gialle fanno vivere il paesaggio in una plastica musicalità pittorica. Sorvoliamo le rimanenti opere per riportarci all’ultima fatica dell’Artista. Alla maniera dei cubisti, per essa intendendo la ricostruzione plastica dell’oggetto spoglio da ogni artificio apparente e partecipante a quel ritmo che la stessa vita impone …
A Venezia, intanto, si riunisce il primo nucleo di artisti all’insegna di «Secessione Artistica Italiana», guidato da Birolli, che diventerà poi grande amico ed estimatore di Brunori, e composto da Marchiori, Birolli, Viani, Vedova, Pizzinato, Leoncillo, Guttuso, Santomaso, Cassinari, Levi, Marini, Mafai e Morlotti.
Gruppo che, senza Levi, Mafai, Marini, debutterà, l’anno seguente alla Galleria della Spiga a Milano come Fronte Nuovo delle Arti, programmatica rivendicazione di un’arte finalmente autonoma e impegnata sul versante politico.
È il periodo in cui, ai corsi estivi dell’Università per Stranieri di Perugia, si avvicendano docenti quali Ungaretti, Zevi, Argan e, soprattutto, Lionello Venturi, rientrato dall’esilio antifascista negli Stati Uniti. Con Venturi nasce così per Brunori un primo rapporto che proseguirà per sempre, trasformandosi in un proficuo e duraturo sodalizio.
Così l’artista ricorda quei momenti decisivi per il suo avvenire:
Ero all’Accademia delle Belle Arti. È notoriamente risaputo che i livelli culturali delle Accademie erano quanto mai bassi, soprattutto durante il fascismo. Per sopperire a questi limiti di formazione e di informazione, andavo da clandestino a seguire i corsi all’Università degli Stranieri. Con la complicità di un custode, mi mescolavo tra gli allievi e mi sedevo in aula. È stato lì che Venturi tenne, appena ritornato dall’America, uno dei primi cicli di lezioni. Appena mi rendevo conto che la lezione stava per finire, guadagnavo la porta. La prima e la seconda volta mi andò bene, ma durante la terza lezione Venturi scende dalla cattedra e mi viene incontro. Io stavo proprio in fondo e mi sento dire: «Oggi non se ne vada prima della fine della lezione perché debbo parlarle».
Partecipa a:
• Perugia, Galleria Nuova dell’Unione delle Arti, Enzo Brunori, testo di D. Caputi, 28 novembre-20 dicembre
Recensioni:
• Gerardo Dottori, «L’Araldo dell’Arte», Milano, 5-20 dicembre
1947
Esce a Roma il primo numero della rivista «Forma» con il manifesto sottoscritto da Dorazio, Perilli, Turcato, Guerrini, Sanfilippo, Consagra, Accardi e Attardi, invitati ad esporre in autunno all’Art Club animato da Prampolini. Alla fine dell’anno Lucio Fontana, rientrato in Italia, fonda presso la milanese Galleria del Naviglio lo Spazialismo, seguito da Cardazzo, Giani e altri simpatizzanti. Brunori segue altre strade e ricusato ogni approccio di tipo rappresentativo-descrittivo è ormai chiaro come nei suoi quadri si proponga allora, come scriverà Enrico Crispolti, di
... ordinare la visione naturalistica secondo una orditura ritmica e architettonica che assicuri la stabilità formale del dipinto.
Per la fabbrica Luisa Spagnoli a Perugia esegue una decorazione murale di impronta neocubista, oggi distrutta, incentrata sul tema del lavoro della classe operaia. Per Raffaele De Grada, che la vide, si tratta di una delle primissime opere, nel dopoguerra, su tale tema.
Partecipa a:
• Modena, Premio di pittura
• Perugia, Premio di pittura
• Spoleto, Mostra Regionale Arte Contemporanea
Recensioni:
• Maddalena Santoro, «Gazzetta delle Arti», Roma, 1-15 agosto
1948
Nasce presso la Libreria Salto a Milano, in dicembre, la prima aggregazione del futuro MAC (Movimento Arte Concreta), per volontà degli artisti Dorfles (che ne è anche il teorico), Monnet, Munari e Soldati, intenzionati a prendere posizione nel dibattito artistico al fine di definire una volta per tutte lo status dell’arte non-figurativa.
Per Brunori è un anno decisivo: la provincia con i suoi spazi gli va stretta e dopo aver tentato di dare una mano alla famiglia seguendo stagionalmente il padre, addetto ai controlli delle coltivazioni di tabacco tipiche della valle tiberina, matura l’intenzione di fare il grande passo e partire per Roma. Trascorreranno ancora alcuni mesi prima di realizzare il progetto e una spinta decisiva in tal senso gli verrà da Enzo Rossi, che nel frattempo era già partito, e da sua sorella Vittoria.
Vittoria era una giovane donna di trent’anni sposata ad un rampollo della famiglia Lippi-Boncambi di antica nobiltà perugina. Provenendo da un’ambiente di tradizione antifascista era soprannominata la «Contessa rossa» e, malgrado il matrimonio alto borghese, continuava ad esprimere apertamente le proprie idee di donna ed artista impegnata. Nessun giovane intellettuale sfuggiva al suo fascino e un invito a frequentarne il salotto era ambìto da tutti. Brunori vi fu introdotto da Enzo Rossi, fratello di Vittoria, e tra i due nacque subito una comunità di spirito che li avrebbe uniti fino alla morte. Brunori, più giovane ed inesperto, non comprese sul momento che quella donna bellissima lo avrebbe guidato per sempre, amandolo, proteggendolo, spronandolo con mano, insieme, leggera e sicura.
Fu Vittoria a decidere che sarebbero andati a Roma, appena possibile, malgrado le difficoltà, le incertezze sul futuro e, per lei, i dolorosi strappi familiari.
Partecipa a:
• Spoleto, Mostra Regionale di Arte Contemporanea
• Orvieto, VIII Premio di pittura
1949
L’artista si trasferisce a Roma, insieme a Vittoria, attirato dallo stesso Venturi e dagli amici umbri Rossi e Leoncillo. Si stabilisce a Villa Massimo, nelle scuderie messe a disposizione degli artisti dal Comune di Roma a seguito dell’occupazione dopo la liberazione, e trasformate nel quartiere generale dell’arte romana. Il suo studio è accanto a quelli di Guttuso, Leoncillo, Mazzacurati, Emilio Greco. Collabora con lo scultore Leoncillo alla realizzazione di ceramiche decorative.
Gli anni del dopoguerra sono duri, contrassegnati da stenti e difficoltà, e il mondo dell’arte, Brunori lo sta verificando, fatica a trovare un proprio mercato. A sostenerlo e incoraggiarlo, come accadrà anche in futuro, è il professor Lionello Venturi. Brunori ricorda:
Venturi un giorno mi portò nello studio di Villa Massimo l’editore Schirà (sic) e una collezionista americana. Schirà alla vista del primo quadro dice: Ah bellissimo! Venturi, che nel frattempo era stato come uno scolaro al primo esame, come se lui stesso dovesse subire il giudizio di questi collezionisti, sentendo questo dice: Te l’avevo detto ch’è un grande pittore. Schirà (sic) acquista dei quadri alla maniera dei ricchi senza chiedere il prezzo, mi dice soltanto: Li spedisca alla mia casa di Ginevra (appunti di Brunori per un’intervista).
Nelle opere coeve se, da un lato, si fa strada il tentativo di verificare e appropriarsi delle dinamiche sottese alla tensione strutturale ammirata in Cézanne, così come di esplorare le sintesi postcubiste dello spazio, dall’altro, Brunori intraprende la via strutturale appresa dalla lezione del neoplasticismo. Importante è per l’artista l’influenza dell’amico Enzo Rossi, il quale, anch’egli reduce da prove di matrice postcubista derivate in senso lato dalla lezione picassiana, aveva avviato una sperimentazione in ambito astratto fondata su un senso di tensione lineare e cromatica, come ebbe a dire Crispolti nel 1956.
Inizia per Brunori e Rossi una fervida attività nel campo della decorazione di edifici sacri, avviata in concomitanza con le celebrazioni dell’Anno Santo del 1950: esegue la decorazione di tre sale ed una tempera murale di 150 mq nel Padiglione dell’Attività Cattolica, oltre ad una tempera murale da 100 mq nel Padiglione della Carità Cristiana.
Partecipa a:
• Foligno, II Mostra Interregionale Arte Contemporanea
• Terni, Mostra Nazionale Arti Figurative




